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SPECCHIO ROTTO: SETTE ANNI DI DISGRAZIE

Dicono che i ragni portino fortuna, e davanti a me sul muro un ragnetto nero si ciondola.

Come la mia gatta quando le passo la mano sul muso e strizza gli occhi, e mi porta qualcosa di buono da un altro mondo, il mio stesso ma un po’ più leggero, distribuito su quattro zampe invece che due. Come la nebbia, che umida come me riduce il mio contrasto con l’ambiente circostante, e per l’acqua condivisa mi sento un po’ terra ed un po’ aria, e su fino a nuvola ho la sensazione di conoscere tutti i profili dei mari e dei continenti come fossero miei. La fortuna è capire di essere parte di questa meraviglia, che è già tanto, già tanto in questa vita.
Fortuna.. come esser abituati la mattina a guardarsi allo specchio riconoscendo il proprio sguardo, e sobbalzare all’improvviso per strada, in ufficio, o tra le mensole di una libreria, quando trovi uno specchio in quel posto inaspettato e invece ti accorgi che son due altri occhi non tuoi, ma come uno specchio. Così rari, così buoni. Ma poi succede di aver i polmoni come un tappeto di vecchia polvere e non riuscire a parlare quando lo si vorrebbe, e quando a fatica si riesce non si ottiene risposta, neppure dallo specchio, dagli specchi. E il mondo cambia faccia, come me, e l’ennesima vita comincia nello stesso petto in cui ogni volta un cuore diverso si gonfia, quasi certamente per esplodere di nuovo, finchè stanco di fare regali tiene tutto per sé, e quello che tiene per sé, non condiviso, perde ogni valore.

Pubblicato il 1/3/2006 alle 23.27 nella rubrica VIDEOSOGNI.

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